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VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA: LETTERATURA E GLOBALIZZAZIONE

 È noto come, nel mondo globalizzato, la traduzione – in particolare quella letteraria – abbia un ruolo sempre più importante, consentendo agli editori più preparati di far circolare, con estrema facilità, i propri prodotti da un estremo all'altro del nostro globo, grazie al commercio elettronico che utilizza Internet.

   Tra gli autori francesi che più si sono giovati di queste opportunità è da annoverare Jules Verne, che troviamo non solo nelle biblioteche della vecchia Europa, ma anche in quelle dei paesi orientali e oggi su tutte le piattaforme di vendita e nei negozi online.

   Un altro fattore che lega Jules Verne al fenomeno della mondialisation è da ricercare nelle trame dei suoi romanzi, che contribuiscono notevolmente a creare, attraverso la sua considerevole e rilevante immaginazione, uno scenario caratterizzato da elementi con molte similarità alle attuali dinamiche del mondo globale. Infatti, secondo il filosofo tedesco Peter Sloterdijk, Le tour du monde en 80 jours può essere considerato un romanzo che anticipa i temi della globalizzazione (Solsona 2017: 18). 

   In appoggio a questa ipotesi il saggista e filosofo spagnolo Gonçal Mayos Solsona afferma che, in molti suoi romanzi, Verne preannuncia di parecchi anni strumenti e modalità che si realizzeranno nell’epoca della globalizzazione, primi fra tutti la rivoluzione dei mezzi di trasporto, che oggi consente effettivamente la circumnavigazione del nostro globo in pochissimo tempo (Solsona p.19-20), sia per le persone sia per le merci.

   Nel corso degli anni le opere verniane – in particolar modo quelle appartenenti al ciclo dei Voyages extraordinaires – hanno conquistato un pubblico di lettori sempre più ampio, riscontrando un notevole successo a livello internazionale, come è testimoniato dalle numerose traduzioni pubblicate in un centinaio di lingue, tra cui appunto il giapponese, il russo e il vietnamita.

   Per quanto riguarda l’editoria italiana, non sono trascorsi sotto silenzio i centocinquanta anni della prima pubblicazione del suo celebre romanzo Voyage au centre de la terre (1864), libro che ha contraddistinto un’epoca non solo nella letteratura francese, ma anche nella cultura europea e che si apre ora alla globalizzazione. 

Edizione Armando Curcio Editore, marzo 2015

In Francia due celebri case editrici, come Gallimard e Flammarion, hanno ricordato questo anniversario con due importanti pubblicazioni. Il 27 febbraio 2014 Gallimard ha presentato, nella collezione Folio Classique, la prima edizione critica dell’opera a cura di William Butcher, un noto studioso americano di Verne. Il 24 settembre è la volta dell’editore Flammarion che ha pubblicato, nella collezione GF, il celebre romanzo con una presentazione a cura di Simone Vierne – nota specialista di Jules Verne – inserendo anche una importante bibliografia aggiornata redatta da Maud Schmitt.

Altre case editrici francesi, come Hatier, lePetitLittéraire.fr, Mon éditeur numérique, hanno pubblicato edizioni parascolaires del Voyage au centre de la terre, con testi abbreviati, analisi complete dell’opera e schede di lettura. 

In questo periodo si possono ricordare anche altri eventi all’insegna di Jules Verne, come lo spettacolo teatrale di Olivier Sir John e Stéphane Alvarez, alcune mostre nella città di Amiens, diversi convegni scientifici di vulcanologia nonché articoli pubblicati sul web attraverso siti dedicati all’autore, come il Centre International Jules Verne

Anche in Italia, dove Verne gode ancora di grande popolarità, l’anniversario non è passato inosservato; alcune case editrici, come Einaudi, ma anche due note testate giornalistiche nazionali, come il “Corriere della sera” e “Il sole 24 ore”, hanno ricordato questo evento pubblicando riedizioni del Viaggio al centro della terra

Perfino alcuni editori italiani per ragazzi hanno voluto sottolineare l’anniversario; è il caso di EL Edizioni che ha affidato la cura del volume allo scrittore Alessandro Gatti, e dell’editore L’Albero dei libri, specializzato in narrativa per la scuola primaria, che ha scelto come curatore il giornalista-scrittore Gianluca Agnello.

Il prestigioso quotidiano “Corriere della sera”, in collaborazione con “La Gazzetta dello Sport”, ha anticipato addirittura di qualche mese la ricorrenza verniana; a partire dal 24 novembre del 2013 ha proposto ai propri lettori una collana di trenta volumi dedicata ai “Classici dell’Avventura” appartenenti a diverse letterature europee, tra cui ricordiamo L’isola del tesoro di Robert Stevenson, I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, Il corsaro Nero di Emilio Salgari, I ragazzi della via Pal di Ferenc Molnár, Il mago di OZ di Frank Baum.

La prima uscita è stata affidata per l’appunto al Viaggio al centro della terra, a testimonianza dell’importanza che questo romanzo parascientifico ha avuto nella cultura occidentale, e in particolare in quella italiana. Il libro, finito di stampare nel mese di luglio 2013, presenta in copertina tre piccoli disegni realizzati da Jeoffrey Fisher, che raffigurano alcuni momenti presenti nel romanzo. A partire da sinistra possiamo osservare due minuscoli uomini seguiti da un dinosauro, al centro una bussola e a seguire un uomo che scala una montagna rocciosa. All’interno di questa edizione, diversamente dai libri originali di Verne o da altre edizioni italiane, non sono presenti illustrazioni. 

La traduzione italiana del “Corriere della sera” è una ristampa della versione di Maria Gallone edita da Rizzoli nel 1960. Ricordiamo che la Gallone ha tradotto soprattutto opere letterarie inglesi (Arthur Conan, Oscar Wilde e Edgar Poe), nonché alcune opere dello scrittore cinese Lee Chin Yang e del finlandese Waltari Mika. Maria Gallone traduce dal francese solo Jules Verne; oltre al romanzo sopra citato, ha tradotto anche Dalla terra alla luna e Intorno alla luna, sempre con la casa editrice Rizzoli (1959). 

L’edizione del “Corriere della Sera” si avvale di una breve postfazione firmata da Antonio Faeti – scrittore, saggista e accademico titolare della prima cattedra di Letteratura per l’infanzia in Italia – prefazione che era già uscita con la casa editrice Fabbri nel 2000. In essa viene ricordata la creatività e l’ingegno dell’autore francese, definito “un maestro della narrazione di anticipazione”, che ha saputo descrivere, all’interno dei suoi romanzi, le innovazioni e le scoperte scientifiche da cui era stato molto affascinato, trasformandole in avvincenti scenari propri della letteratura parascientifica.

LE PRIME EDIZIONI ITALIANE

La prima traduzione italiana del Voyage au centre de la terre uscita nel 2014, anno della celebrazione dei suoi 150 anni, è quella dell’Editore Einaudi, finita di stampare il 18 giugno. In questo stesso anno l’editore torinese ripropone ai propri lettori altre due opere di Verne, Ventimila leghe sotto i mari, uscito il 7 ottobre e disponibile solo in formato e-book, e Il giro del mondo in ottanta giorni finito di stampare il 4 novembre. 

L’immagine scelta per la copertina del Viaggio al centro della terra è particolarmente originale, perché raffigura la Grotta Azzurra dell’isola di Capri, tratta da un dipinto del XIX secolo realizzato con una tecnica definita gouache.

Nella quarta di copertina il curatore del volume, dopo aver presentato una sintesi del romanzo, suggerisce al lettore che “ciò che pare una catastrofe è invece la premessa di nuove avventure”; inoltre precisa come Verne, giustamente definito “genio dell’immaginazione”, sia riuscito a trasformare le catastrofi naturali in una serie di avventure che coinvolgono e catturano l’attenzione del lettore. 

La traduzione è la ristampa di quella curata da Carlo Fruttero e da Franco Lucentini, pubblicata sempre da Einaudi nel 1989. Come è noto, i due traduttori sono anche celebri scrittori italiani che, con la sigla Fruttero&Lucentini, hanno collaborato con la casa editrice Einaudi dal 1952 e firmato una serie di traduzioni e romanzi di grande successo. Per Mondadori hanno a lungo diretto “Urania”, fortunata collana di romanzi di fantascienza. 

In apertura della pubblicazione vi è una Nota Introduttiva dei due traduttori, in cui descrivono “la preistoria del romanzo” a partire dai due elementi chiave della trama, vale a dire un vortice marino e un crittogramma. La minuziosa descrizione della genesi dell’opera parte da Virgilio e arriva al Settecento; tra gli autori citati troviamo Jonathan Swift, Voltaire e Edgar Allan Poe.

Il volume contiene inoltre un’appendice bibliografica che comprende la biografia dettagliata di Jules Verne, i principali studi consacrati a Jules Verne, l’indicazione del sito ufficiale, l’elenco delle associazioni verniane, nonché quello di alcune importanti edizioni francesi del Voyage au centre de la terre e di alcune traduzioni italiane; chiude una filmografia verniana.

La seconda pubblicazione del Voyage uscita nel 2014 è dovuta a una iniziativa dell’importante quotidiano “Il Sole 24 ore”, che dedica a Jules Verne addirittura un’intera collana di venti volumi in uscita dal mese di novembre 2014, per offrire al proprio pubblico “venti storie senza tempo che stimolano l’immaginazione e la curiosità di ciascun lettore”, seguendo l’ordine delle prime pubblicazioni in feuilleton – dal 1863 al 1919 – per il “Magasin d’éducation et de récréation”. 

Il primo volume della collana del noto quotidiano economico riguarda il romanzo Il giro del mondo in ottanta giorni, mentre subito dopo, il 3 dicembre, è la volta del Viaggio al centro della terra; va da sé che tra i venti romanzi ritroviamo quelli più famosi, appartenenti alla serie dei Voyages extraordinaires, tra cui Dalla terra alla luna, Ventimila leghe sotto i mari, Cinque settimane in pallone, L’isola misteriosa e Michele Strogoff.

La copertina del volume Viaggio al centro della terra, realizzata da Marco Pennisi, presenta l’immagine stilizzata di un vulcano come simbolo della discesa al centro della terra; analogamente alle precedenti traduzioni prese in esame, anche in questo caso all’interno del romanzo non sono presenti illustrazioni.

Nel risvolto pieghevole della quarta di copertina vi è una breve biografia dell’autore non firmata, in cui si descrive la sua passione per i viaggi, per le scoperte e principalmente la sua capacità di immaginare minuziosamente una serie di apparecchiature che nell’Ottocento erano solo pura teoria, come navicelle spaziali, dirigibili, telegrafi e altre attrezzature sorprendenti. 

L’anonimo estensore sottolinea come “il suo genio si manifesti […] nella ideazione di un nuovo genere letterario, il romanzo scientifico, che ancora oggi gode di grandissima popolarità”. Ciò che stupisce è che non viene indicato il nome del traduttore; dalle ricerche effettuate e dai confronti con altre precedenti traduzioni, non è stato possibile arrivare a una precisa conclusione, pertanto ipotizziamo che questa sia una nuova traduzione, per il momento l’ultima, sebbene sorprendentemente anonima. 

INTERVENTI SUL TESTO

Passiamo ora ad analizzare, anche se sommariamente, queste tre traduzioni italiane del Voyage au centre de la terre e lo facciamo seguendo l’ordine cronologico relativo alla loro prima edizione; inizieremo pertanto dalla versione di Maria Gallone edita da Rizzoli nel 1960 e ristampata nel 2013 dal “Corriere della Sera”. Si tratta di una traduzione integrale, nella quale la traduttrice rispetta la ripartizione originale in quarantacinque capitoli e quasi sempre anche i capoversi. 

Per quanto concerne i nomi propri di persona, possiamo notare che vengono giustamente utilizzate le traduzioni da tempo attestate; così Bacon diventa Bacone, Paracelse > Paracelso, mentre Galilé riprende il suo nome originario (Galileo). Stessa cosa accade per i toponimi che hanno un traducente nella cultura italiana, come Groenlandia, Islanda, Irlanda, Amburgo, Copenaghen, Elba, nonché le isole Orcadi.

Conformemente all’uso consolidatosi da una cinquantina d’anni, i nomi propri dei personaggi di invenzione (Otto, Axel, Hans, Lidenbrock, Bjӧrn) vengono trascritti, e così anche i toponimi che non dispongono di una traduzione, come Kiel, Portland, Myrdals Yokul, Shetland, Sneffels e Wuttemberg; per quanto riguarda la città tedesca, il cui toponimo corretto prevede la dieresi sulla u, la traduttrice ritiene opportuno di non correggere la forma presente nel testo originale, trascrivendola tale e quale. Nel romanzo si parla anche delle “mines de Kitz-Bahl dans le Tyrol” (Verne 2014: 84), ma in realtà tali miniere si trovano a cinque chilometri dalla città austriaca di Kitzbühel; anche qui la traduzione riporta integralmente il toponimo – forse inventato da Verne – presente nel testo . 

Relativamente alla trascrizione dei nomi dei personaggi vi è una sola eccezione relativa al nome della domestica Martha, che viene italianizzato in Marta, con la semplice soppressione della h

Possiamo anche notare la trascrizione di una serie di forestierismi correttamente segnalati dal corsivo; si tratta di alcune parole di origine latina (in pectore, craterem, nec, atra rota, mutabile) o anche di intere frasi in latino (et quacunque viam dederit fortuna sequamur / facilis descendus Averni, immanis pecoris custos, immanior ipse!), di qualche termine in lingua inglese (ice, sir, gneiss), e di una trentina di lemmi in lingua svedese (vetten, god dag, Kykoherde, trapp, tidvatten, aoalkirkja, hran, hvar), nonché altri tratti dal norvegese (vadmel ) e dall’islandese (hvar).

Nel testo originale Verne non usa il corsivo per questi forestierismi, ma li inserisce tra virgolette caporali; ne consegue che, come spesso accade, quando tali forestierismi sono inseriti all’interno di un discorso diretto, viene meno la loro individuazione. Bene ha fatto la traduttrice, relativamente a questi casi, a ignorare le caporali e a utilizzare il corsivo. 

Un altro aspetto da analizzare riguarda le traduzioni della locuzione avverbiale sans doute; nella traduzione di Maria Gallone molto spesso viene tradotta erroneamente con l’espressione senza dubbio creando un calco omonimico, che – come osserva Graziano Benelli – rappresenta “una somiglianza di significante a cui però corrisponde una differenza di significato” (Benelli 2010: 12). 

A tale proposito riportiamo due esempi: “Vraiment! m’écriai-je de mon mieux, et, sans doute, c’est une traduction en langue allemande?” > “’Davvero?’ esclamai fingendo quando più interesse mi fu possibile. ‘E senza dubbio si tratterà di una traduzione in lingua tedesca’“ (Verne 2013: 13). “Il remarqua sans doute quelque chose d’insolite dans ma physionomie” > “Senza dubbio dovette cogliere nella mia fisionomia qualcosa di insolito” (Verne 2013: 36).

La seconda traduzione che intendiamo analizzare è quella di Carlo Fruttero e Franco Lucentini, pubblicata per la prima volta da Einaudi nel 1989. Come viene detto nella quarta di copertina, i traduttori “hanno genialmente tradotto il testo e contemporaneamente espunto “le opache digressioni e riempitivi della prima parte” (Verne 2014f)  La “genialità” di questa traduzione si potrebbe attribuire alla scelta dei curatori di riassumere (a volte drasticamente) diverse parti del romanzo, come il soggiorno a Reykjavík e le diverse tappe fino al villaggio di Stapi del capitolo sette e otto, che nel testo originale occupano quindici pagine e che qui vengono sintetizzate in poche righe. 

Oltre alla riduzione del testo ci troviamo di fronte anche a una riorganizzazione e a un accorpamento dei capitoli stessi; dagli originari quarantacinque si passa a soli nove capitoli, che diventano per così dire tematici e vengono arbitrariamente intitolati dai curatori sulla base delle avventure dei personaggi, mentre nel romanzo originale i capitoli non hanno mai un titolo, ma sono unicamente segnalati da un numero. Notiamo che il titolo del primo capitolo, “Il crittogramma”, che rappresenta l’elemento chiave della parte introduttiva e dello sviluppo del romanzo, a sua volta raggruppa i primi sei capitoli e una buona parte del settimo. 

Come aveva già fatto Maria Gallone, anche Fruttero e Lucentini normalizzano il nome della domestica Marta; i nomi di alcune città straniere restano invariati, anche laddove sono scritti erroneamente da Verne, come nel caso della città islandese Reykjawik al posto di Reykjavík. 

Nell’edizione Einaudi non tutti i forestierismi sono trascritti in corsivo, ad esempio i latinismi sono riportati in tondo, diventando parte integrante del testo. Le parole riportate in corsivo corrispondono prevalentemente ai forestierismi tratti dalla lingua islandese e anche ai nomi dei velieri, come la Valchira e La Recherche; Valkyrie viene per l’appunto tradotto con il suo corrispondente italiano, mentre la Gallone aveva utilizzato una variante della parola, vale a dire Walkyrie, che compare nella lingua francese agli inizi del Diciannovesimo secolo come alternativa di Valkyrie. 

Anche in questa traduzione/adattamento la locuzione sans doute viene spesso resa con l’avverbio “certo”; va anche detto che in questa edizione troviamo meno elementi di confronto, a causa delle riduzioni apportate al testo.

La terza traduzione che prendiamo in esame è quella anonima pubblicata da “Il Sole 24 ore”, comunque curata dal gruppo Out of Nowhere s.r.l. di Milano e molto simile a quella pubblica da Mursia Editore, a cura di Giuseppe Mina (Verne 1967); qui si tratta di una versione integrale, rispettosa della disposizione dei XLV capitoli. I nomi propri dei personaggi vengono tutti trascritti, anche quello di Marthe, precedentemente normalizzato in Marta. Il toponimo Wuttemberg viene trascritto senza la dieresi sulla u e anche “les mines de Kitz-Bahl” vengono riportate come indicato nel TP. 

I forestierismi sono in corsivo, ma risultano in numero maggiore rispetto all’edizione del “Corriere della Sera”. Il curatore dell’edizione del “Il Sole 24 ore” non traduce alcuni termini di animali, come dinosauri, presenti in latino nel testo originale; si tratta del dinotherium (Verne 2014g: 156) del magatherium (Verne 2014g: 156), dell’ichtyosaurus (Verne 2014g: 173) e del plesiosaurus (Verne 2014g: 174), di cui Maria Gallone fornisce i corrispondenti italiani rispettivamente dinoterio (Verne 2013: 212), megaterio (Verne 2013: 212), ittiosauro (Verne 2013: 237) e plesiosauro (Verne 2013: 237), utilizzando il carattere tondo e non il corsivo. Nell’edizione Einaudi i curatori traducono alcuni nomi come il mastodonte, ma lasciano in latino altri nomi come dinoterium e megaterium (Verne 2014f: 88) senza segnalarli in corsivo. 

Un altro esempio simile si verifica nel capitolo XXXVII dove appare il sintagma “collection de Leptotherium, de Mericotherium, de Lophodions, d’Anaplotherium, de Megatherium, de Mastodontes, de Protopithèques, de Ptérodactyles”, lasciato inalterato nell’edizione del “Il Sole 24 ore” e riportato in corsivo, a differenza dell’edizione del “Corriere della Sera” che trascrive l’intera frase in tondo, lasciando alcuni termini in latino, mentre altri vengono trasposti in italiano, come Liphodioni, Mastodonti, Protopitechi e Pterodattili. Invece Fruttero e Lucentini traducono alcuni dei nomi sopra indicati mentre ne lasciano altri in latino senza utilizzare il corsivo (Verne 2014f: 104).

Il gruppo Out of Nowhere s.r.l. di Milano sembra rispettare maggiormente il testo originale laddove vi sono latinismi, ma stranamente, per le frasi in latino, aggiunge anche la traduzione italiana fra parentesi, opzione non adottata da Maria Gallone. 

Per quanto concerne le traduzioni della locuzione sans doute, anche in questa edizione vi sono molte rese non adeguate, tra cui figurano le scelte di avverbi come indubbiamente, senza dubbio, certamente e certo

Come si è visto, attraverso le tre traduzioni analizzate riscontriamo come anche in Italia l’anniversario dei 150 anni del Voyage au centre de la terre di Jules Verne non sia passato inosservato. Le due edizioni del Viaggio al centro della terra pubblicate dal “Corriere della Sera” e dal “Il Sole 24 ore” ripropongono il testo nella sua interezza con due versioni integrali dell’opera, che nell’insieme rendono perfettamente fruibile in lingua italiana il celebre romanzo di Verne. Nell’edizione Einaudi, invece, Fruttero e Lucentini propongono una versione che in buona sostanza è un adattamento del romanzo, che sarebbe stato meglio compreso se il libro fosse stato inserito in una collana destinata ai giovani lettori. 

I nostri traduttori – che sono soprattutto scrittori di romanzi – si giustificano citando Baudelaire, il quale “traducendo le Confessioni di un mangiatore di oppio di De Quincey, che era De Quincey, non esitò a tagliarne via due terzi. Noi abbiamo tagliato molto meno” (Fruttero, Lucentini 2014: VIII-IX). Ma Baudelaire non è stato un traduttore di professione, bensì un grande poeta e ai grandi autori è concesso non solo la licenza poetica ma anche quella per così dire “traduttiva”; ciò che viene consentito loro non è consentito al traduttore professionista. Norma questa che gli aspiranti traduttori non devono mai dimenticare.